Armenia - La Pace in sospeso
Djivan ha l’aspetto coriaceo di un anziano montanaro, ma i suoi occhi si accendono di gioia quando apre le porte della sua casa ai viaggiatori che attraversano il villaggio. «Questa è la casa di due eroi di guerra», avverte mentre attraversa il giardino. Due dei quattro figli di Djivan sono morti nella guerra che dal 1991 al 1994 vide l’Azerbaijan e l’Armenia scontrarsi sulle montagne del Nagorno Karabakh, un’enclave armena in territorio azero. «Per questo li chiamiamo eroi», spiega versando ai suoi ospiti un bicchiere di grappa fatta in casa, «perché solo chi è morto in guerra è un eroe». Djivan ricorda perfettamente quando, nel 1992, l’esercito azero occupò il villaggio e tutti gli uomini dovettero imbracciare il fucile per combattere «i turchi». «Mio figlio è morto laggiù», dice indicando un boschetto al centro della vallata, «ed è là che voglio costruire la mia nuova casa». In epoca sovietica il Nagorno Karabakh era una provincia della repubblica socialista dell’Azerbaijan, abitata da un’ampia maggioranza armena: la Perestrojka di Gorbaciov e il successivo collasso dell’Urss portarono i karabakhi a cercare maggiore autonomia e, all’inizio degli anni Novanta, a dichiararsi indipendenti. Questo diede il via a un conflitto in cui l’Azerbaijan, nel tentativo di recuperare i territori perduti, affrontò i karabakhi e formazioni di volontari armeni, intervenuti in soccorso della piccola repubblica gemella. La guerra durò 1991 al 1994 causando oltre 30mila morti: mentre gli occhi del mondo erano puntati sui Balcani, nel Caucaso centinaia di migliaia di profughi azeri e armeni erano costretti ad abbandonare le loro case per sfuggire alla guerra… (continua)
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