Angelo Antolino

La misura del disastro

Solo adesso ci si comincia a rendere conto della misura del disastro che coinvolge le province di Napoli e Caserta: Un disastro ambientale, sanitario, economico e quindi sociale. Un disastro annunciato. Da più di vent’anni queste zone vengono utilizzate come una immensa pattumiera per smaltire i rifiuti tossici industriali di mezza Italia e di alcuni paesi europei tra cui la Germania. La Camorra si fa carico di seppellire nelle campagne coltivate o destinate alla pastorizia fanghi di depurazione industriali e qualunque altro materiale altamente tossico il cui smaltimento per vie legali avrebbe costi troppo alti. Molto più spesso questi rifiuti vengono bruciati rilasciando su tutto il territorio circostante i loro veleni. Roberto Saviano dedica l’ultimo capitolo di Gomorra al problema dello smaltimento illecito di rifiuti tossici intitolandolo “la terra dei fuochi”?. Basta, infatti, percorre l’asse mediano per imbattersi in questi roghi letali a tutte le ore del giorno e della notte.

Ciclicamente sulla stampa nazionale e spesso internazionale appaiono articoli e foto che raccontano di una città, Napoli, sommersa da tonnellate di immondizia, in continua “Emergenza rifiuti”. Ma questo è solo la parte più eclatante del problema, quella di immediata lettura. In realtà non c’è alcuna emergenza, in Campania da vent’anni si muore di tumore più che nel resto d’Italia, i feti malformati non si contano più. Nella province di Napoli e Caserta ogni famiglia ha conosciuto almeno una volta cosa significa morire di tumore. Nella zona di Acerra la quantità di Diossina trovata nelle pecore e nel terreno è talmente elevata che c’è il divieto assoluto di pascolo da sette anni. La strage continua nel silenzio dei più e con le ostinate denunce di pochi.