Tuili della Giara
Nel piccolo villaggio ai piedi della Giara, tra le case arse dal sole dell’estate, aggirarsi nelle stradine deserte, alla ricerca di tracce e di segni della comunità. Per Angelo Antolino fotografare una comunità fino ad allora sconosciuta non sarà stato certo facile. Coinvolto da Marco Delogu nel progetto europeo di provare a raccontare la ‘rivoluzione del turismo’? il giovane napoletano però non si è perso d’animo e ha messo in campo tutto l’armamentario professionale e culturale acquisito a scuola e sul campo. E a scorrere le immagini della mostra si capiscono le frequentazioni e le preferenze di stile dei maestri fotografi del reportage. Ma non solo di quello.
La ‘prova’? che Antolino ha dovuto affrontare aveva diverse difficoltà. La prima, avventurarsi in una regione non conosciuta e mai personalmente visitata. Peraltro frequentata da una pletora di reporter smaliziati e specializzati a caccia di belle immagini proprio perché l’Isola si trova al centro di un turismo internazionale per via della sua fama di terra di vacanze e bellezze esclusive. La seconda, incognita maggiore, concentrare l’attenzione su una piccola comunità radicata ai piedi della Giara, l’altipiano del Basso Campidano noto perché al suo interno ospita i ‘cavallini della Giara’?, una reliquia genetica di grandissimo valore. Ma completamente escluso dai grandi flussi turistici.
Nonostante questi handicap il fotografo ha saputo risolvere con talento il rischio di produrre immagini note e arcinote di una Sardegna ‘mitica’? ed ‘eterna’?, tanto cara al turista frettoloso, e consegnarci scatti fresche e genuini, con alcune inquadrature che raggiungono una qualità assoluta.
Salvatore Ligios
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